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Priscilla Lotti

“Dalla ferita all’equilibrio”

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Priscilla Lotti – opera in mostra
Critica

Dalla ferita all’equilibrio

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La ricerca di Priscilla Lotti utilizza il colore come strumento di introspezione e trasformazione. Nella sua opera la dimensione cromatica non ha una funzione semplicemente descrittiva, ma diventa materia emotiva attraverso cui dare forma a stati interiori, esperienze e passaggi della vita.

“IO, TE, ME” nasce da una riflessione sul dolore emotivo e sul tempo necessario perché una ferita possa essere attraversata e trasformata.

La struttura circolare dell'opera racchiude due grandi forme speculari, costruite attraverso diverse tonalità di blu e turchese. Possono essere interpretate come due presenze, l'Io e l'Altro, ma anche come parti differenti della stessa persona. Le forme si avvicinano, si contengono e sembrano creare uno spazio protetto intorno al centro della composizione.

Proprio al centro compare una piccola forma rossa, immediatamente riconoscibile per il forte contrasto cromatico. È la ferita: ancora viva e presente, ma non più incontrollata. La ferita viene accolta all'interno di uno spazio nel quale può essere riconosciuta, attraversata e progressivamente compresa.

Il blu e il turchese accompagnano questa dimensione introspettiva, mentre il fondo blu notte, disseminato di piccoli punti dorati, amplia la scena verso uno spazio quasi sospeso. L'esperienza individuale viene così inserita in una dimensione più ampia, nella quale il dolore non occupa più l'intero campo della percezione. Anche la forma circolare contribuisce a questa lettura: non esistono un vero inizio e una vera fine, ma un movimento continuo che richiama il carattere ciclico delle emozioni e della memoria.

L'opera non rappresenta il momento del trauma, ma ciò che avviene dopo: il confronto con quello che rimane e la necessità di trovare un nuovo equilibrio. La ferita continua a esistere, ma cambia il rapporto che la persona stabilisce con essa. Abitarla significa allora non negarla e non permetterle di occupare tutto lo spazio interiore, trasformandola progressivamente in una parte consapevole della propria storia.

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