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Henrik Peter Hofsaess

“Il corpo della fragilità”

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Henrik Peter Hofsaess – opera in mostra
Critica

Il corpo della fragilità

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Nel “Trittico sul Trauma”, Henrik Peter Hofsaess costruisce una narrazione in tre momenti, “Trauma”, “Demoni” e “Desperado”, che porta lo spettatore dall’origine della ferita alla sua persistenza nella memoria. Le tre grandi tele non descrivono il trauma come un episodio isolato, ma come qualcosa che continua ad agire e a modificare la percezione di sé e della realtà.

In “Trauma”, la scena domestica introduce la ferita nel luogo che dovrebbe rappresentare protezione e sicurezza. La nudità dell'uomo, il bambino in primo piano, gli oggetti disseminati nello spazio e la presenza femminile affidata a un ritratto costruiscono una situazione sospesa e problematica. Più che spiegare ciò che è accaduto, Hofsaess lascia emergere frammenti e indizi. Il trauma assume così la forma di una memoria familiare complessa, nella quale il quotidiano può diventare luogo di disagio e perdita di sicurezza.

Con “Demoni”, il racconto si sposta decisamente sul piano interiore. Attorno alla figura centrale si addensano presenze minacciose e immagini eterogenee: animali aggressivi, una figura militare, corpi deformati, volti e gesti che sembrano provenire da tempi e immaginari differenti. Sono elementi che possono essere letti come materializzazione di paure, ricordi e conflitti che continuano a occupare lo spazio mentale. L'immagine diventa affollata proprio come può esserlo la memoria traumatica: il passato non rimane alle spalle, ma ritorna, si sovrappone al presente e chiede continuamente di essere affrontato.

In “Desperado”, infine, la scena si concentra su una sola figura. Il corpo nudo avanza verso lo spettatore con le braccia aperte, mentre alle sue spalle il paesaggio brucia. Dopo l'ambiente domestico di “Trauma” e l'affollamento psichico di “Demoni”, rimane l'individuo esposto davanti a ciò che è accaduto. Il gesto può contenere insieme richiesta, incredulità e bisogno di contatto, senza offrire una conclusione rassicurante.

Il trittico trova così la propria unità nel permanere della ferita: come afferma lo stesso artista, «i ricordi e i nostri demoni restano come presenze da abitare» e diventano parte della nostra storia.

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