La ricerca di Carlo Cammarota pone la figura femminile al centro di una narrazione legata alla vulnerabilità, alla solitudine e alle conseguenze della sofferenza. Nelle quattro opere presentate “L’amore frainteso”, “Ragazza mesta”, “Cuore infranto” e “Sconforto” il corpo diventa il principale strumento espressivo: si piega, si raccoglie, viene costretto o sembra perdere progressivamente la propria stabilità.
La costruzione delle figure si allontana volutamente dalla rappresentazione naturalistica. Le anatomie sono semplificate e deformate, con proporzioni accentuate e volti caratterizzati soprattutto da grandi occhi. Questa scelta porta l’attenzione sullo stato emotivo più che sulla somiglianza reale. Gli ambienti sono essenziali e spesso dominati da fondi scuri, che isolano i personaggi e rafforzano la sensazione di chiusura.
Anche il colore partecipa direttamente alla narrazione. La tavolozza si costruisce attraverso neri, bruni, terre e tonalità della pelle, mentre il rosso interviene come elemento di forte contrasto e assume un preciso valore simbolico. In “Cuore infranto” questo meccanismo diventa particolarmente evidente: la figura offre tra le mani un cuore rosso che appare spezzato e frammentato. Il dolore, normalmente invisibile e custodito all’interno, viene portato all’esterno e mostrato. Oggetti quotidiani e simbolici ampliano il significato delle figure. In “Sconforto” la postura ripiegata, il pesce confinato nella boccia, le rose e l’orologio costruiscono una condizione di attesa e isolamento; in “Cuore infranto” il simbolo diventa invece diretto e centrale. Il cuore non è semplicemente associato all’amore, ma diventa materia della ferita: qualcosa che si rompe, perde parti di sé e tuttavia continua a essere sostenuto dalle mani.
Nel percorso di “Quel che resta dentro: abitare la ferita”, il lavoro di Cammarota trova una precisa corrispondenza nella rappresentazione delle conseguenze emotive della ferita. Non è tanto l’evento traumatico a essere raccontato, quanto ciò che rimane nella persona: paura, costrizione, perdita, isolamento e difficoltà nel rapporto affettivo. Il corpo conserva queste esperienze e le rende visibili, trasformandosi nel luogo in cui la ferita continua a essere presente.