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Paola Piol

“Oltre la superficie: le fratture dell’identità”

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Critica

Oltre la superficie: le fratture dell’identità

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La ricerca di Paola Piol affronta la dimensione interiore dell’essere umano attraverso un’immagine costruita sulla frattura.

In “Sotto la pietra” il volto femminile emerge da una superficie che sembra composta da blocchi, crepe e parti separate. Non siamo di fronte a un ritratto tradizionale, ma alla rappresentazione di un’identità che porta sulla propria superficie le conseguenze di ciò che ha vissuto.

Il volto appare diviso, quasi ricomposto dopo una rottura. Le fenditure attraversano la pelle e lo spazio circostante senza una reale distinzione tra figura e materia. È un elemento significativo: la ferita non appartiene soltanto al corpo, ma sembra modificare l’intera percezione della realtà. La persona diventa parte di un muro che protegge e, nello stesso tempo, imprigiona.

Particolarmente incisivi sono gli occhi, completamente scuri e privi di uno sguardo riconoscibile. L’artista sottrae così uno dei principali elementi attraverso cui normalmente cerchiamo di comprendere l’altro. La figura è presente, vicina, quasi monumentale, ma rimane inaccessibile.

La riflessione proposta dall’artista parte proprio dall’immagine di un “muro di pietra abbattuto” e dalla domanda su ciò che possa nascondersi oltre la pietra. Il riferimento alla fragilità dell’essere umano introduce una contraddizione centrale nell’opera: ciò che sembra duro e resistente è attraversato da numerose fratture. La difesa costruita per proteggersi può diventare anche una forma di isolamento, soprattutto quando dolore, paura e inquietudine non riescono più a essere comunicati.

“Sotto la pietra” trova una relazione con “Quel che resta dentro: abitare la ferita”. rappresentando ciò che il trauma produce nel tempo: chiusura, frammentazione, difficoltà di riconoscersi e di lasciarsi raggiungere dagli altri. Le crepe, tuttavia, interrompono la compattezza del muro e ne rivelano la vulnerabilità. È proprio attraverso quelle aperture che l’opera suggerisce la possibilità di superare la barriera e tornare a interrogare ciò che è rimasto nascosto.

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