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Gabriella Giardi

“La trasparenza dei sentimenti”

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Gabriella Giardi – opera in mostra
Critica

La trasparenza dei sentimenti

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La ricerca di Gabriella Giardi si concentra sulle trasparenze e sulle relazioni invisibili che collegano la persona al mondo della memoria e dei sentimenti. Nelle sue opere, la biglia compare spesso come un piccolo spazio chiuso, capace di contenere immagini, riflessi e ricordi. In “Attesa” e “Riscatto”, questo elemento diventa il centro di un percorso dedicato alla ferita e alla sua trasformazione. In “Attesa”, una figura siede in fondo a uno spazio ampio, vuoto e poco definito. La distanza rende la persona piccola rispetto all’ambiente che la circonda. Le zone scure e le superfici sfocate costruiscono una condizione d’isolamento, mentre la luce laterale non riesce ancora a raggiungere completamente la scena. Accanto alla figura compare una grande biglia, nella quale è visibile un segno rosso. L’oggetto può essere letto come la forma concreta di un dolore interiore. È vicino alla persona, occupa il suo stesso spazio e continua a richiamare l’attenzione, non è nascosto, ma non è ancora stato pienamente affrontato. Il titolo “Attesa” indica un tempo sospeso. Dopo una ferita, il passaggio verso una nuova condizione non è immediato. La persona può restare ferma, cercando di comprendere quanto è accaduto e di ricostruire un rapporto con la realtà. L’opera rappresenta questo momento senza mostrarlo come passività, ma come una fase necessaria di elaborazione.

In “Riscatto”, la biglia torna al centro della composizione, ma il rapporto con essa cambia. Una mano la sostiene e la solleva verso l’alto. Il segno rosso è ancora presente, quindi la memoria del dolore non è stata cancellata. Ciò che cambia è la posizione della persona, che non rimane più distante o immobile, ma compie un gesto attivo.

Le due opere sono coerenti con “Quel che resta dentro: abitare la ferita” perché mostrano due momenti collegati: prima la convivenza con una sofferenza ancora difficile da definire, poi il tentativo di riprenderne il controllo. Il riscatto non consiste nel dimenticare, ma nel riuscire a sostenere la memoria senza esserne schiacciati. La ferita rimane visibile, ma viene inserita in un processo di consapevolezza e ricostruzione.

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