Street View – N°49
Volti, manifesti e superfici deteriorate si accumulano come strati di memoria. Il muro diventa una superficie sulla quale le presenze umane lasciano tracce, anche quando le immagini iniziano a scomparire.
“Stratificazioni urbane, tracce e memoria”
La ricerca di Erwin Seppi parte dalla fotografia, ma supera la semplice registrazione del reale attraverso un processo di selezione, sovrapposizione e rielaborazione delle immagini. Un elemento centrale del suo metodo è l’utilizzo dello smartphone come strumento di ripresa e di costruzione dell’opera: tutte le fotografie, sia quelle utilizzate singolarmente sia quelle che confluiscono nelle composizioni, vengono scattate e successivamente elaborate e assemblate attraverso il cellulare. Come spiega lo stesso artista, il telefono diventa uno strumento per osservare e interpretare ciò che lo circonda, scegliendo frammenti della realtà urbana da trasformare in nuove immagini. Ne deriva una realtà modificata, nella quale luoghi, volti, oggetti e architetture convivono su piani differenti.
Nelle tre opere della serie Street View lo spazio urbano diventa un deposito di presenze e memorie. Inferriate, muri consumati, immagini sacre, manifesti strappati e frammenti di figure umane non funzionano soltanto come elementi compositivi, ma diventano segni di qualcosa che è accaduto e che continua a permanere. La sovrapposizione fotografica rende visibile questa stratificazione: fotografie realizzate in momenti e contesti differenti vengono accostate e fuse fino a costruire una sorta di città immaginaria, nella quale presente e passato possono occupare contemporaneamente lo stesso spazio.
In Street View n.49, la figura femminile dietro l’inferriata introduce una sensazione di separazione: il volto frammentato dalla sovrapposizione appare insieme presente e trattenuto, mentre la grata diventa un confine fisico e simbolico. In Street View n.50, l’immagine sacra, il cancello corroso, il lucchetto e i fiori costruiscono una scena legata alla memoria, alla devozione e alla permanenza: il deterioramento testimonia il trascorrere del tempo, mentre i fiori conservano la traccia di un gesto di cura. Street View n.55 lavora invece sulla frammentazione di volti, manifesti e superfici lacerate, trasformando il muro urbano in una memoria collettiva continuamente scritta, cancellata e riscritta.
Nel percorso di “Quel che resta dentro: abitare la ferita”, il lavoro di Seppi trova quindi un punto di contatto nell’idea di traccia e stratificazione. La ferita non viene rappresentata attraverso l’evento che l’ha provocata, ma attraverso ciò che permane sulle superfici, nei luoghi e nelle immagini. Lo smartphone, strumento quotidiano attraverso il quale osserviamo, registriamo e conserviamo frammenti della nostra esperienza, diventa parte integrante di questo processo. Seppi raccoglie queste tracce e le ricompone, facendo della sovrapposizione un equivalente visivo della memoria: qualcosa viene coperto, qualcosa riaffiora, qualcosa rimane visibile nonostante il passare del tempo.
Volti, manifesti e superfici deteriorate si accumulano come strati di memoria. Il muro diventa una superficie sulla quale le presenze umane lasciano tracce, anche quando le immagini iniziano a scomparire.
Un volto femminile appare dietro una grata, frammentato dalla sovrapposizione delle immagini. Il confine fisico diventa metafora di una condizione interiore fatta di chiusura, isolamento e bisogno di protezione.
Tra un'immagine sacra, il ferro corroso e i fiori, il luogo conserva i segni del tempo e della presenza umana. Memoria, abbandono e cura convivono nella stessa immagine.