In “Rising by Falling”, Elena Iuliana Mazilu concentra la propria ricerca su una figura umana colta in una posizione instabile, difficile da definire. Il corpo sembra contemporaneamente cadere e cercare un nuovo equilibrio, trasformando l’ambiguità del gesto nel nucleo dell’opera. Non viene rappresentato un episodio preciso, ma una condizione emotiva: quel momento in cui la sofferenza ha sottratto forza e sicurezza, senza cancellare completamente la possibilità di reagire.
La nudità elimina ogni riferimento sociale e lascia il corpo nella sua condizione più vulnerabile. La figura appare esposta, ripiegata su se stessa, priva di protezioni. Anche lo spazio che la circonda è essenziale e indefinito: le scale presenti ai lati suggeriscono direzioni possibili, verso l’alto e verso il basso, introducendo l’idea di un percorso che non procede necessariamente in modo lineare.
Questo movimento incerto stabilisce una relazione diretta con il tema di “Quel che resta dentro: abitare la ferita”. Mazilu non mostra la violenza o l'evento che ha prodotto la ferita, ma ciò che può rimanere dopo: fragilità, stanchezza, paura, memoria e necessità di ricostruire un rapporto con se stessi.
Il titolo “Rising by Falling” racchiude questa apparente contraddizione: cadere e rialzarsi non sono necessariamente due momenti opposti, ma possono appartenere allo stesso processo. L’artista lascia volutamente irrisolta la direzione del corpo, affidando allo spettatore la possibilità di interpretarla. La figura può essere vista mentre precipita oppure mentre tenta di sollevarsi: una sospensione che restituisce la complessità della guarigione, nella quale ciò che ci ha feriti rimane parte della nostra storia senza dover necessariamente definire ciò che siamo.