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Marco Ferreri

“Tra protezione e smarrimento”

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Marco Ferreri – opera in mostra
Critica

Tra protezione e smarrimento

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La ricerca di Marco Ferreri affronta una condizione molto presente nella contemporaneità: il bisogno di isolarsi per proteggersi da un mondo percepito come eccessivo o difficile da gestire.

In “La deriva del silenzio”, una figura emerge dal mare e guarda verso un orizzonte vuoto. È sola, vista di spalle, mentre indossa delle cuffie: pochi elementi che costruiscono una riflessione immediata sul rapporto tra solitudine, ascolto e dimensione interiore.

Il mare occupa gran parte dell’immagine e assume un valore simbolico. Rappresenta una dimensione emotiva vasta e instabile, qualcosa dentro cui la persona è immersa senza poterlo controllare completamente. Il corpo quasi sommerso accentua questa sensazione di fragilità, mentre l’orizzonte rimane distante, come una possibile direzione ancora da raggiungere.

Le cuffie introducono il tema della separazione. Permettono di filtrare ciò che arriva dall’esterno e di costruire uno spazio personale fatto di suoni, pensieri e ricordi. Possono quindi rappresentare una forma di protezione, ma anche il rischio di una progressiva chiusura: la persona continua a essere nel mondo, ma sceglie di limitarne l’ascolto. È proprio questo confine tra protezione e isolamento a costituire uno degli aspetti centrali dell'opera.

Nel percorso di “Quel che resta dentro: abitare la ferita”, “La deriva del silenzio” parla quindi di ciò che può accadere dopo una ferita: il bisogno di prendere le distanze, ridurre il rumore e trovare uno spazio nel quale proteggersi. Ma restare a galla non significa necessariamente aver superato ciò che è accaduto. L’opera lascia aperto il confine tra un isolamento necessario per ritrovarsi e una solitudine nella quale si rischia, lentamente, di perdersi.

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