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Alessandro Passarino

“Tra fragilità e permanenza”

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3 opere in mostra

Alessandro Passarino – opera in mostra
Critica

Tra fragilità e permanenza

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Le tre opere presentano nature morte nelle quali fiori, vasi e oggetti decorativi sono descritti con attenzione ai dettagli, alle superfici e ai riflessi. Gli sfondi essenziali concentrano lo sguardo sulle composizioni, mentre la luce distingue la consistenza dei diversi elementi: la trasparenza del vetro, la compattezza della giada, la delicatezza dei petali.

Nel contesto di “Quel che resta dentro: abitare la ferita”, questo linguaggio figurativo offre un punto di osservazione sulla precarietà e sulla durata, attraverso il confronto tra elementi naturali destinati a mutare e oggetti che conservano la propria forma.

In “La fenice di giada”, la figura scolpita occupa gran parte dello spazio e si affianca alle rose raccolte nel vaso. Il richiamo alla rinascita, suggerito dal titolo, entra in relazione con la vita temporanea dei fiori. Questa vicinanza permette di accostare l’opera al tema della ricostruzione: la fenice introduce simbolicamente la possibilità di un nuovo inizio, mentre le rose mantengono visibile la fragilità che accompagna ogni processo di cambiamento.

In “Uovo Swarovski”, il rapporto tra permanenza e trasformazione emerge dal confronto tra l’oggetto sfaccettato, i fiori aperti e i petali caduti sul piano. Questi ultimi introducono nella composizione una traccia concreta del trascorrere del tempo. L’uovo, forma associata all’origine e alla nascita, suggerisce una possibilità ancora da sviluppare. In relazione alla mostra, l’opera può essere letta attraverso questa compresenza di perdita e apertura al futuro, senza risolverne la tensione. “Rose di Natale” amplia la composizione attraverso il libro aperto, l’immagine sacra e l’ambiente riflesso nel vaso. Sono elementi che introducono riferimenti alla cultura, alla dimensione domestica e alla trasmissione della memoria. Il riflesso rende inoltre presente uno spazio che si estende oltre gli oggetti in primo piano. Il collegamento con il tema espositivo riguarda qui le tracce dell’esperienza: ciò che rimane nelle immagini, nei luoghi e nelle cose, e che continua a partecipare alla costruzione della nostra identità.

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