La mostra collettiva "Solitudini Condivise" propone una riflessione sottile sul nostro tempo, in cui l’individuo è costantemente esposto ma raramente ascoltato. Qui la solitudine non è mancanza, ma condizione necessaria per l’incontro. Non è chiusura, ma apertura controllata. È lo spazio in cui l’identità si definisce solo grazie alla presenza: reale, immaginata, percepita — dell’altro.

In "Solitudini Condivise", la presenza dell’altro non è mai invasiva: è una soglia. È ciò che rende la solitudine percepibile, ciò che la sottrae all’autoreferenzialità. L’opera si offre come luogo di passaggio, come punto di contatto tra un’identità che si espone e uno sguardo che la completa. In questo senso, l’atto espositivo non è una dichiarazione, ma una relazione potenziale.

Il contesto architettonico — dimore storiche, stanze cariche di memoria, spazi abitati dal tempo — amplifica questa dinamica. Ogni ambiente diventa testimone di una doppia presenza: quella dell’artista e quella degli altri che, stanza dopo stanza, costruiscono un insieme frammentato ma coerente. Il passato dei luoghi dialoga con il presente delle opere, creando un ulteriore livello di condivisione invisibile.

La mostra non chiede di essere attraversata velocemente. Invita a sostare, a riconoscere affinità e distanze, a comprendere che ogni solitudine, per esistere davvero, ha bisogno di essere condivisa.

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ossimoro.art@gmail.com

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